G.E.A.M.

Gruppo Escursionisti Amatori Montagna

Treviso

 

Malgonera 2007

 

Di Giancarlo Simionato

Ormai da diversi anni la tradizionale prima uscita della nuova stagione ha una mèta ormai collaudata nella baita Malgonera che, grazie alla cortese disponibilità degli amici del Cai di Salgareda – Ponte di Piave, è riservata al nostro Gruppo per qualche giorno. Si parte, dunque, ad inizio Febbraio suddivisi in gruppi a causa della limitata capienza della baita.

In valle di S. Lucano, a mezza mattina, la temperatura è ancora sotto lo zero, ma ai primi tornanti del sentiero i muscoli sono già caldi , grazie all’ andatura di Gianni Durigon e G.Carlo Cesarino che sgranano il gruppetto. Prima di Pònt siamo già sudati e, attraversato il torrente, eccoci sul ripido tratto in mezzo al bosco con l’ Agnér a far da sfondo illuminato dal sole.

L’ allegro discorrere di prima lascia il posto a qualche respiro affannoso e , benché del sentiero sia conosciuto ogni angolo, ci sembra di essere ancora lontani dall’ arrivo. La neve via via si fa più alta ma, pur con qualche affanno, tagliamo il traguardo verso mezzogiorno, accolti da Gino con la solita faccia rubiconda e un grande forchettone in mano: è proprio il prototipo del cuoco d’ alta quota!

Il menù è di prim’ ordine: saporiti tortellini in brodo , uno squisito zampone preparato dalla Lina e, udite udite, perfino un eccezionale baccalà alla vicentina con tanto di polenta fumante. Tra una portata e l’ altra Claudio Poloni chiude la sfilata degli arrivi e, dopo aver deposto il suo zaino himalayano tanto è carico, si lascia andare ad una battuta che è la sintesi della giornata: “…che bello essere qui, sembra di essere a casa”. Prontamente qualcuno gli fa posto a tavola e, dopo un brodetto ristoratore, anche lui si tuffa su una prelibata gallinella in umido. Una fonte anonima, ma non per questo meno affidabile, ci ha confidato che il povero animale era giunto alla baita  al…guinzaglio di Gino il quale, senza mezzi termini, l’ aveva mandato al supplizio finale in un bel pentolone.

A chiudere la festa, una strepitosa vodka al miele offerta dalla ditta Lucatello (sembra sia stata preparata dalla sua non più giovane badante ucraina). Per il brindisi finale tutti in piedi, con Pietro Duprè che inneggia a “Tavarich” con la mano sul cuore, neanche stesse ascoltando l’ inno nazionale russo!

Dopo la rituale foto di gruppo sotto un sole primaverile, niente di meglio di qualche canto alpino diretto dal maestro Luigino Redo. Per colmo di sfortuna Fortunato Patrian stecca un ritornello meritandosi una raffica di palle di neve, con Claudio che per accelerare le operazioni lo seppellisce definitivamente con una badilata di candida coltre. L’ ora del ritorno è ormai vicina, solo Gino prolunga il pernottamento visti i benèfici effetti di un rigenerante antibiotico, da prendersi …a piccoli sorsi, col quale sta debellando una fastidiosa forma virale.

La discesa a valle non ha storia.

Prima dell’ arrivederci, un caffè ad Agordo con Sergio, Agordino doc e amico del Gruppo, che porta i saluti a tutta la compagnia. Domani altri coraggiosi saliranno alla baita e, c’è da scommetterci, sarà un’ altra festa.

 

 

Malgonera 2011

di Patrian Fortunato

 

 

Quando mi trovo in compagnia di cari amici,

entusiasta racconto dei nostri scarpinar felici.

 

Da me vogliono sapere tutto,

i particolari innanzitutto.

 

Preso da frenesia eccitante

mi dilungo e ne racconto tante

e m’addentro nell’immaginario

descrivendo agli attoniti un gran scenario.

 

Su per turgide vette, giù per morbide valli,

tacendo loro però il gran male ai calli

il nostro spiego, è un gruppo di arzilli pensionati

uomini e donne perlopiù sposati,

che a casa faticano a stare

amando tanto il girovagare

dell’acronimo però non san capire

quell’“a” di amatori che voglia dire.

 

Amici cari unitevi a noi senza diffidare

tutti possono partecipare al nostro ameno pascolare!

  

«Tranquilli soci, nessun pretore di Milano

potrà mai imputarci alcun prurito insano

se del Cavalier l’età è la stessa

alle sue feste non facciam più ressa

noi fummo sì, amatori d’alta quota

però solo in epoca ahimè ormai remota!»

 

Rev. Don C.